GENESI DELLA FORMAZIONE DELLA BORGATA INFERNETTO

liberamente tratta dalla tesi del Dott. Giorgio Opolka e adattata da infernetto.info

Il quartiere “INFERNETTO”(1) , con un'estensione di 532,14 ha . ed una popolazione di 29.000 abitanti, insiste su un ambito urbano nel settore sud-ovest del Comune di Roma tra la Via Cristoforo Colombo, la tenuta Presidenziale di Castel Porziano e la Pineta di Castel Fusano.

L'ambito di riferimento è in parte interessato da recenti interventi di urbanizzazione pianificata in corso di completamento, in parte da tessuti edilizi spontanei in corso di recupero (Toponimi) con una bassa identità morfologica ed integrazione funzionale e da alcuni residui di aree agricole.

Il fenomeno dell'insediamento spontaneo ha comportato nel tempo la carenza generalizzata di un adeguato sistema della mobilità in termini di viabilità, e quindi di trasporti pubblici, e parcheggi. A questa situazione si aggiunge anche la carenza di luoghi di aggregazione sociale e di spazi pubblici che qualificano in genere la città e che possono conferire un maggior senso di appartenenza e di identità agli ambiti di questi quartieri. Ai margini delle urbanizzazioni insistono aree di notevole pregio ambientale come la “Tenuta presidenziale di Castel porziano” e la “Pineta di Castel Fusano” cosi che l'ambito territoriale di riferimento e' interessato da vincoli di varia natura quali:

 

 

 

La ricostruzione storica della formazione della borgata Infernetto e' necessaria per potere comprendere le difficoltà che ancora oggi si devono affrontare per cercare di qualificare questo “nucleo edilizio spontaneamente sorto”.

Prima del 1890 il paesaggio di quest'area era (2)costituito esclusivamente> da aree boschive e terreni paludosi che, vista l'impossibilità dell'acqua stagnante di defluire verso il mare, ricoprivano l'intera area in modo quasi permanente rendendo l'insediamento impossibile e rischioso per la malaria.

Esistevano soltanto sporadici insediamenti abitativi, costituiti da gruppi di capanne di legno e frasche, utilizzate nella stagione invernale da boscaioli, cacciatori e soprattutto dai (3)carbonai (fig 1).

 

 

figura 1 – Tipologia degli insediamenti abitativi dell'Infernetto (1890)

 

Fra il 1858 e il 1868 i tecnici dello Stato Pontificio tentarono il risanamento idraulico di alcune zone litoranee ma, i loro tentativi, non ebbero grande fortuna. Il governo Pontificio, con l'intento di riportare alla produttività le antiche saline e di bonificare lo Stagno di Ostia, costituì nel gennaio 1858 la Società Pio-Ostiense (4) con l'obbiettivo di migliorare la produzione salina e riconsegnare lo Stagno di Ostia alla coltivazione.

A determinare la persistenza delle plaghe non fu soltanto il fallimento dei lavori intentati dal Governo Pontifico ma anche l'inoperosità delle ricche famiglie nobiliari che non tentarono nessuna opera di bonifica privata, accontentandosi di far pascolare il loro bestiame nelle aree malsane. La combinazione fra questi fattori non fece altro che favorire il radicamento della malaria e la sua diffusione.

La necessità di bonificare le terre circostanti Roma, nacque all'indomani della sua proclamazione come capitale del nuovo regno Sabaudo.

Secondo gli esperti (5)del tempo, infatti, l'insalubrità del clima dell'Agro romano avrebbe influito negativamente sullo sviluppo urbanistico della nuova Capitale.

Le scelte erano due: procedere per colmata, oppure per bonifica idraulica. La prima ipotesi prevedeva tempi di realizzazione anche di 50 anni, quindi il Regio Genio Civile propense per la seconda.

Dopo alcuni infruttuosi tentativi(6) nel 1884, per raggiungere l'obiettivo, fu incaricata l'Associazione generale dei braccianti di Ravenna che il 24 novembre dello stesso anno inviò alla volta dell'Agro romano 500 braccianti e 50 donne ravennati (determinando così anche uno dei primi esempi di emigrazione interna, frutto della grave crisi economica degli anni '80 del XIX secolo che aveva colpito la Romagna dopo l'invasione dei prodotti asiatici) (7).

Il 25 novembre 1884 queste poche centinaia di uomini e donne (fig. 2) riuniti nell'associazione generale degli operai braccianti del comune di Ravenna raggiunsero l'Agro Romano portando a termine una impresa titanica le cui tracce sono rimaste visibili ancora oggi sia per le strade del XIII Municipio di Roma che nelle persone. Quei pionieri del territorio compreso tra Roma e il mare, infatti, finirono inevitabilmente per influenzare anche la futura struttura sociale del litorale romano.

 

 

Figura 2 – Braccianti ravennati

 

Il 16 dicembre 1889 furono avviati per la prima volta gli impianti che, in soli 12 giorni, prosciugarono oltre 1500 ettari di terreni paludosi (i grandi stagni di Ostia e di Maccarese). A questo punto partì l'ultima fase dell'opera, ovvero la realizzazione dei canali delle acque basse, che a spina di pesce tagliano ancora oggi tutto il litorale romano, evitando che piogge eccezionali trasformino nuovamente questo territorio in una palude.

L'impresa fu conclusa nel 1891 (8) ma, il prosciugamento dell'intera area, non fu completato. Il parziale fallimento fu dovuto principalmente alla mancata trasformazione fondiaria: i latifondisti, infatti, non erano affatto interessati a sostenere le elevate spese di manutenzione delle opere di bonifica poiché gli acquitrini erano l'ambiente più idoneo all'allevamento delle loro mandrie di bufali.

Bisognerà aspettare il decennio compreso fra gli anni '20 e '30 per assistere ad una nuova spinta alla bonifica dell'area, questa volta ad opera delle politiche fasciste (9). Tale propulsione si realizzò attraverso il R.D.L. 215/1933, il quale, tra l'altro, rendeva obbligatoria l'esecuzione delle infrastrutture (strade, edifici rurali, stalle, silos, scuole, attrezzature e servizi) ad opera dei proprietari terrieri, prevedendo, in caso di inadempienza, che lo Stato intervenisse a espropriare le aree ed a completare i lavori. Gli scopi dichiarati di tale legge erano l'aumento della produzione agricola, la trasformazione delle zone paludose in aree coltivabili e una redistribuzione della popolazione fra città e campagna. La legge, comunque, rappresentava uno strumento strategico operativo polifunzionale, utilizzato per affrontare più ampi problemi di ordine politico, economico e sociale. La realizzazione di alcune di queste infrastrutture, eseguite dai latifondisti dell'epoca, fu solamente un espediente per evitare gli espropri continuando a preferire l'utilizzo dei terreni a pascolo.

L'inizio della “colonizzazione” dell'area si può far risalire alla fine degli anni quaranta quando, alcune famiglie immigrate da varie regioni d'Italia acquistarono i terreni dal principe G. Aldobrandini e vi insediarono le loro aziende agricole. Data la scarsa produttività del suolo i proprietari, dopo qualche tempo, abbandonarono l'attività agricola e a poco a poco vendettero i terreni a parenti, conoscenti e ad “abili imprenditori” che, vedendo nella possibile speculazione edilizia una veloce forma di arricchimento, iniziarono il lento ma progressivo “sviluppo” dell'area.

Le varie zone che oggi compongono la borgata dell'Infernetto hanno genesi diverse ma tutte caratterizzate da una serie di vicende, atti e documenti ritenuti dalla Magistratura Penale fraudolenti. Tali attività furono avviate da alcune imprese immobiliari promotrici delle relative pratiche che, a quanto sembra, l'Amministrazione Comunale avrebbe favorito con omissioni di verifiche d'ufficio e non osservanza delle leggi urbanistiche.

E' il caso della lottizzazione “ La Luigina ”, effettuata privatamente dall'Ing. Luigi Faiella, dell'area del “Guerrino”, dell'area di “Ponte Olivella”, dell'area del “Macchione” e di quella del consorzio “Casa Mia”, ma il caso più rappresentativo, nonché il primo, fu sicuramente quello riguardante il comprensorio denominato “Colombia”.

 

 

Note:

(1) Tratto dalla bozza della Relazione Tecnica del Piano Particolareggiato di esecuzione del Nucleo n. 51/O “Infernetto” del dicembre 2004 – Dipartimento VI – U.O. 5

(2) Tratto dal sito ufficiale di Ostia Lido di Roma patrocinato dalla XIII circoscrizione http://www.itnw.roma.it/ostia/home.html e dal sito dell' Archivio News Ansa patrocinato dalla Regione Lazio http://www.turislazio.it

(3) Si tramanda che il nome Infernetto sia stato dato a questa zona proprio per i fumi delle carbonaie che si potevano vedere da tutta la città.

(4) La società era sostenuta da capitale francese ed aveva un consiglio di amministrazione composto dal principe Giovanni Ruspoli e da illustri banchieri.

(5) A testimonianza di quanto l'insalubrità delle campagne romane fosse palese e preoccupante basti ricordare che nel parlamento italiano ci furono molti dubbi quando si dovette decidere lo spostamento della Capitale del Regno da Firenze a Roma poiché molti politici, fra cui Stefano Jacini, espressero apertamente forti dubbi legati alla persistenza malarica nell' Urbe.

(6) Il 20 ottobre 1870 un R.D. costituì una commissione di studio per la bonifica dei terreni paludosi alla foce del Tevere e nel 1873 una seconda commissione presentò alle istituzioni competenti un progetto che prevedeva il prosciugamento degli stagni di Ostia e di Maccarese.

(7) I lavori dovevano concludersi in 48 mesi ma si protrassero per 7 anni.

(8) Furono realizzati 94 km di canali.

(9) La genesi del quartiere si collega al programma di mussoliniana memoria: "la terza Roma si dilaterà al di là dei colli, lungo le rive del sacro fiume fino a raggiungere le spiagge del Tirreno".